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Coat of arms of Prince of Mesolcina.png

Descrizione araldica dello Stemma del Duca e Principe di Mesolcina, di Mesocco e del S.R.I., Duca d'Alvito, di Melfi, Venosa e Bojano, Conte-Duca d'Atina

 

Scudo partito di 2 linee e troncato di 3 formanti 12 partizioni di cui 2 coperte dallo scudetto -

 

Nel I, d’oro, alla testa composta di tre volti al naturale, condividenti i medesimi due occhi: quello rivolto a destra barbato di bianco, quello in maestà barbato di scuro, e quello rivolto a sinistra imberbe; il tutto coronato da una corona principesca d’oro, sormontata da un nastro d’argento caricato del motto "MENS UNICA" in lettere maiuscole di nero (Trivulzio moderno);

 

Nel II, d’azzurro, sopra un terrazzo di verde, la Beata Vergine vestita di rosso e ammantata d’azzurro, inginocchiata e adorante il Bambino Gesù ignudo; il tutto sormontato da un nastro d’argento caricato del motto "QUEM GENUIT ADORAT" in lettere maiuscole di nero (Principato di Mesocco);

 

Nel III d'argento il Jesus, (o la "ruota di Santa Caterina") che ha una croce patente inscritta in un cerchio, circondata da otto raggi ondeggianti, tutto di rosso;

 

Nel IV di rosso la croce di Sant'Andrea di argento caricata di cinque Jesus;

 

Nel V di verde un fascio di spighe di oro (covone) legato di rosso (Aumento d'Onore per concessione Pontificia); 

 

Nel VI d'azzurro, alla rovere d'oro sradicata, ghiandifera e con i rami passati in doppia croce di Sant'Andrea (Della Rovere);

 

Nel VII, una banda d’argento caricata di tre Jesus, posta su un campo trinciato di rosso e di verde.

 

Nel VIII Di rosso una idra di verde (mostro a 7 teste vinto da Ercole) -

 

Nel IX, due fasce controinnestate d’argento, su un campo fasciato di cinque pezzi: di rosso, d’azzurro, di verde, di rosso e d’argento (Contea Palatina del Reno Inferiore);

 

Nel X d'oro una fascia d'argento caricata di una rosa d'oro, accompagnata da due crocette di rosso (Aumento d'Onore per concessione Pontificia col titolo di Fidei Custos).

 

Sul tutto uno scudetto inquartato, coronato con la Fürstenhut

Nel 1º, della Varonia di Galli-Dreux, che è d’azzurro, a tre gigli d’oro disposti in contro-rocchetto (arme di Francia), attraversato da un bastone in banda d’argento, come differenza;

Nel 2º, di Trivulzio (antico), che è palato d’oro e di verde;

Nel 3º, del Ducato d’Alvito che è d’argento, troncato di tre pezzi: 1º un leone passante di rosso, armato e linguato dello stesso, accompagnato da due rami di Ruscus aculeatus di verde; nel 2º, tre bande di rosso, Capo dell'Impero, che, d’oro, un’aquila di nero, coronata del campo.

Nel 4º, di Gonzaga di Castel Goffredo, che è d’argento, a una croce patente di rosso, accantonata da quattro aquile spiegate di nero, rivolte verso il centro; al centro, uno scudetto inquartato nel 1º e 4º, del Regno di Boemia, che è di rosso, al leone rampante d’argento, con doppia coda, coronato e collarinato d’oro; nel 2º e 3º, dei Gonzaga antichi, troncato di sei pezzi alternati d’oro e di verde, cominciando dall’oro.

Sul tutto, uno scudetto ovale d’oro, recante in esso il disegno araldico del Sacro Cuore di Gesù, contenente il Cuore Immacolato di Maria

 

ORNAMENTI ESTERNI DELLO STEMMA:

Lo scudo è timbrato da una Corona Principesca aperta, foderata di rosso. Attorno allo scudo, il Collare della Suprema Ordine del Preziosissimo Sangue del Redentore. 

Sopra la corona aperta, sette elmi d’oro: quello centrale in maestà; quelli laterali rivolti verso il centro; ciascuno sormontato da una coronetta principesca aperta, e portante il proprio cimiero: 

Per il primo, una creatura chimerica, con corpo di drago ricoperto di peli d’oro, con solo due zampe, zampe, ali e coda di drago di verde, e testa umana di carnagione, con capelli, baffi e barba lunghi d’oro (Concessione del Sommo Pontefice alla Casa di Trivulzio); 

Per il secondo, un collo e testa di drago d’azzurro, linguato di rosso, coronato d’oro, con la criniera composta da piccoli draghi d’azzurro (Concessione della Casa Visconti); 

Per il terzo la corona con la parte interna del cerchio carica del motto OLIMPOS a lettere greche di nero (Όλυμπος), dalla quale esce il cimiero del monte Olimpo solcato in spirale da un sentiero che conduce alla sommità, e sostenente un altare, il tutto al naturale, sormontato dal motto FIDES  su di un breve d’argento. 

Per il centrale, una grande fleur-de-lis d’oro posta su un drappo d’azzurro seminato di gigli d’oro, attraversato da una banda d’argento (Dreux moderno); 

Per il quinto un gallo nero, cimero del Ducato d'Alvito;

Per il sesto, un busto di elefante d’oro, alato d’argento (per la Casa di Bevilacqua);  

Per il settimo, il cimiero della Casa Trivulzio: una sirena adragonata, con busto femminile di carnagione, con la zampa sinistra superiore che regge un anello con diamante, e la zampa destra che tiene una lima consumata, con la quale scolpisce il diamante dell’anello; 

Come sostenenti, due angeli di carnagione, con capelli e ali d’oro, vestiti con tuniche verdi, e con le teste regardanti; gli angeli reggono nelle mani lance d’oro, terminate da punte a forma di giglio.
Da entrambe le lance pendono vessilli con frange d’oro. Nel vessillo di destra, il drappo è formato dalla Cotta d’Arme dello scudo, legata con cordoni d’oro e di verde. Nel vessillo di sinistra, il drappo è formato dall’Aumento d’Onore concesso dal Re Giovanni II di Francia alla Casata Trivulzio, che è d'azzurro, a tre gigli d’oro disposti in contro-rocchetto (arme di Francia), con la differenza di una bordura di rosso, caricata di otto rose d’oro, legata con cordoni d’oro e d'azzurro.

 

Il tutto è adagiato sopra il Manto del Principe Sovrano di Mesolcina, che è di velluto chermisino, sparso di ricami d’oro e d’argento, bordato di un gallone d’oro dell’Ordine Supremo del Redentore, guarnito di frangia d'oro e foderato di ermellini, annodato in alto con cordoni d'oro. Il Manto Principesco è timbrato dalla Fürstenhut posta all'interno della Corona Ducale aperta.

 

Sotto lo scudo, un cartiglio d’argento recante il motto NE TE SMAY, in lettere maiuscole latine di nero. Sopra l’intero complesso, un cartiglio d’argento recante il motto DEUS ET OMNIA, in lettere maiuscole latine di nero.

 

Escudo grandes armas.png

Stemma della Casa Principesca di Mesolcina, con le sue tradizionali 15 divisioni interne.

Moneta d'argento coniata nel 1686, durante il regno di Sua Altezza Serenissima il Principe D. Antonio VII Gaetano Gonzaga Trivulzio Galli, IV Principe di Mesolcina, di Mesocco e dello S.R.I., dove è raffigurato lo Stemma della Casa Principesca con lo stemma della Mesolcina, Alvito, e nello scudo, lo stemma di Francia, per linea maschile di Dreux.

Stemma dinastico, che combina gli stemmi dei Trivulzio, dei Galli e, al centro, dei Gonzaga, con altri elementi dell'araldica di famiglia, come il covone di spighe e i tre volti. Ogni scudo è sormontato dalla corona del titolo principale, ovvero: Trivulzio, corona di Principe del Sacro Romano Impero (con titolo di Principe di Mesolcina e Mesocco), Galli, corona di Duca (con titolo di Duca di Alvito e Conte-Duca di Atina), e Gonzaga, con la Corona Principesca aperta (con titolo di Marchese di Castel Goffredo, le cui origini sono principesche); lo stemma dei Gonzaga, raffigurato in forma rotonda, tipicamente femminile, rappresenta il fatto che l'eredità del ramo Gonzaga di Castel Goffredo avveniva per via femminile, senza competere per la guida della dinastia dei Gonzaga con i rami maschili ancora esistenti.

 

Stemma disegnato per ordine di Sua Altezza Serenissima il Principe Antonio VII Gaetano Gonzaga Trivulzio Galli, IV Principe di Mesolcina, Mesocco e del Sacro Romano Impero.

Gli Aumenti d'Onore venivano concessi dai Re ai loro Vassalli o alleati, al fine di rappresentare araldicamente il cosiddetto "clientelismo", tipico del Medioevo e del periodo post-medievale. Luigi XI e suo padre, Carlo VII, furono i Re francesi che concessero il maggior numero di Aumenti d'Onore alle Case Nobiliari italiane. Questi Aumenti d'Onore, chiamati anche Aumenti di Francia, consistevano nello stemma del Sovrano: un campo azzurro con tre gigli d'oro in controluce, e potevano anche presentare alcune differenze araldiche.

 

La Casata Trivulzio possiede un proprio Aumento d'Onore, ricevuto da Re Luigi IX, la cui differenza araldica era ottenuta tramite una bordura di rosso, ornata da otto rose d'argento (probabilmente in omaggio alla Rosa d'Oro, ricevuta da Gian Giacomo II dal Papa).

 

L'uso araldico dell'Aumento Francese della Casa Visconti fu concesso ad Antonio I Trivulzio in occasione del suo matrimonio con Francesca Aicardo-Visconti, in quanto discendente della Casa Visconti, Duchi di Milano. Questa concessione fu fatta dal Principe Lucino Aicardo-Visconti, insieme all'uso dello stemma del drago blu, come spiegato di seguito.

 

L'Aumento d'Onore dovrebbe essere utilizzato in una posizione privilegiata nello schema araldico: nel caso di uno scudo inquartato, dovrebbe occupare il 1° e il 4° quarto (come avveniva con l'Aumento Francese ricevuto dalla Casa d'Este), oppure, quando si tratta di un singolo campo, dovrebbe occupare il capo dello scudo (come avveniva con l'Aumento Francese ricevuto dalla Casa de' Medici). Nel caso di uno scudo con più partizioni, l'Aumento Francese dovrebbe essere utilizzato in uno scudo, sopra il centro dello scudo (come avveniva con l'Aumento utilizzato dalla Casa Principesca di Mesolcina).

Storia dello stemma e spiegazione araldica

 

 

Non conosciamo con certezza l'origine dello stemma della Casata Trivulzio, tuttavia sappiamo che lo scudo palato in oro e verde, era già utilizzato dai membri della Casa fin dal XII secolo. La Casa Galli aveva come stemma principale un campo azzurro con tre gigli d'oro (stemma del Regno di Francia), differenziati da un'asta d'argento, e sappiamo che questo stemma fu utilizzato fin dal periodo degli ultimi Visconti di Beu, un ramo cadetto dei Conti di Dreux (Sangue Reale Capetingio) da cui i Galli discendono per linea maschile. Il cardinale Tolomeo I Galli, alla ricerca di un'ascesa più solida nella Corte Papale, adottò come suo stemma personale uno scudo molto simile a quello della famiglia Rusconi, da cui discendeva per via materna; questo scambio dei gigli della sua linea maschile con uno stemma più "tradizionale" dei sostenitori del Sacro Romano Impero avvenne in un periodo in cui il partito filo-imperiale dominava la politica romana. Successivamente, quando il Cardinale acquisì il Ducato di Alvito nel 1595, estese ad esso il suo stemma personale, ovvero uno scudo diviso, nel primo un leone rosso, posto passante e tra due palme verdi, nel secondo un campo d'argento, con tre bande rosse. Un capo d'oro con l'aquila imperiale, coronato dal campo.

 

Un antico manoscritto del XIV secolo ci mostra che il più antico degli tradizionali cimieri della Casa Trivulzio, che rappresenta un drago d'oro con le ali e la testa d'uomo, fu concesso ad D. Antonio I Trivulzio, padre di D. Gian Giacomo II, Margravio di Vigevano e Conte di Mesolcina. Antonio I, che era sposato con Francesca Aicardo-Visconti, ricevette questa figura come stemma come ricompensa per i suoi servizi militari alla Corte Pontificia.

Due immagini: la prima raffigurante un drago con testa umana, detto Drago dei Trivulzio (o mostro Trivulziano), in uso nel XVI secolo, e la seconda immagine, la stessa rappresentazione, realizzata con disegni moderni.

Il terzo cimiero più noto della Casata Mesolcina, ovvero il busto di un drago azzurro con la criniera a forma di piccoli draghi, fu concesso ad Antonio I Trivulzio in occasione del suo matrimonio con Francesca Aicardo-Visconti, in quanto discendente della Casata dei Visconti, Duchi di Milano. Questa concessione fu fatta dal Principe Lucino Aicardo-Visconti.

Due immagini: la prima raffigurante la figura del drago Visconteo, in uso nel XVI secolo, e la seconda immagine, la stessa rappresentazione, realizzata nello stile dell'araldica attuale.

I Sostenenti

 

 

Lo stemma della Casa Principesca della Mesolcina può essere rappresentato con due angeli di carnagione, con capelli e ali d’oro, vestiti con tuniche verdi, e con le teste regardanti, concessione dal Re Giovanni II di Francia, detto Il Buono, nel 1350, per servizi resi dal Margravio D. Ambrogio II Trivulzio, XI Conte di Trivulzio, III Margravio di Trivulzio-Locate, che in questa data era divenuto Podestà di Cremona.

 

Oppure può essere rappresentato con i tenti, pezzi antichissimi e profondamente legati al territorio della Mesolcina. Il primo, il Cavaliere in armatura che calpesta il drago, è una rappresentazione celeste, che per alcuni sarebbe San Michele, per altri San Giorgio. Calpesta un drago verde. In realtà, il Cavaliere della Mesolcina, come viene chiamato questo luogotenente, è presente nello stemma del Grauer Bund.

 

Quanto all'uomo selvaggio che tiene un albero sradicato in una mano e una bandiera nell'altra, è legato fin dal XV secolo allo Zehngerichtebund, la Lega creata dopo l'estinzione della linea maschile della Casa di Toggenburg. Questa Lega fu una delle più accanite avversarie dei Conti di Sacco, ex Signori di Mesolcina, contro i quali D. Gian Giacomo II Trivulzio lottò per il possesso della Contea. Lo Zehngerichtebund è sempre stato alleato della Casa Trivulzio nel suo tentativo di mantenere uniti i territori feudali della Svizzera italiana e per questo motivo è diventato uno dei sostenitori dello stemma principesco.

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Esempi di utilizzo dei sostegni nell'araldica svizzera, sempre legati al Cantone dei Grigioni, dove si trova la Mesolcina. Talvolta accanto ai sostegni compare anche la figura della Beata e Sempre Vergine Maria, che tiene in braccio il Bambino Gesù, presente nel secondo campo dello scudo principesco.

Vídeo produzido pela Fundação Trivulziana, com a introdução ao Almanach do Stemmario Trivulziano. Palestra conferida em Milão, na Biblioteca Trivulziana (Palácio Sforzesco de Milão).

Vídeo produzido pela Fundação Trivulziana, sobre a Heráldica da Casa Principesca de Mesolcina. Palestra conferida em Milão, na Biblioteca Trivulziana (Palácio Sforzesco de Milão).

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